Come difendere case e aziende dagli attacchi hacker
Non serve essere una multinazionale per finire nel mirino degli hacker. Basta una telecamera IP non aggiornata, un router lasciato con le credenziali di fabbrica, o un sistema industriale mal configurato: la porta d’ingresso per un attacco informatico può essere molto più vicina di quanto pensiamo. Lo scorso giugno, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), guidata dal prefetto Bruno Frattasi, ha diffuso un bollettino dedicato ai rischi legati alla compromissione dei dispositivi connessi a Internet. Un avvertimento che riguarda non solo le aziende, ma anche le famiglie: dall’IoT domestico alle infrastrutture industriali, il problema è trasversale.
Il CSIRT Italia, che monitora costantemente la rete, ha rilevato centinaia di casi in cui router, NAS, controllori e telecamere risultavano raggiungibili senza protezioni dalla rete pubblica. In pratica, chiunque — con un minimo di competenze tecniche — può violare quei sistemi, accedendo a dati riservati o trasformandoli in trampolini di lancio per ulteriori attacchi. I casi di cronaca legati all’accesso abusivo a telecamere private hanno reso evidente quanto questo fenomeno sia attuale e quanto spesso venga sottovalutato. Il rischio, infatti, non è solo la violazione della privacy, ma anche la compromissione dell’intera rete domestica o aziendale.
To-do-list per la sicurezza: le 12 regole di casa
Molti attacchi partono da ambienti domestici: router mal configurati, dispositivi smart non aggiornati, credenziali deboli. Per proteggere la rete di casa è utile seguire alcune buone pratiche minime di difesa:
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Cambiare sempre le credenziali predefinite su router, telecamere, NAS e altri dispositivi.
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Evitare configurazioni di default: personalizzare porte, utenti e impostazioni di sicurezza.
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Attivare l’autenticazione a più fattori quando disponibile.
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Usare password robuste (almeno 12 caratteri con lettere, numeri e simboli).
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Aggiornare regolarmente il firmware, con update automatici attivi.
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Disattivare l’UPnP sul router per ridurre le esposizioni indesiderate.
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Limitare l’accesso remoto ai soli casi strettamente necessari.
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Isolare i dispositivi IoT su una rete guest separata da PC e smartphone.
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Monitorare l’attività del router per intercettare traffico anomalo.
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Utilizzare DNS sicuri per filtrare contenuti e aumentare la protezione.
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Configurare il firewall del router per bloccare connessioni in ingresso non autorizzate.
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Usare una VPN dedicata per l’accesso remoto, evitando aperture di porte dirette a RDP, VNC o SSH.
To-do-list per aziende e istituzioni: 20 misure di protezione
Il livello di rischio cresce esponenzialmente quando parliamo di imprese, pubbliche amministrazioni o industrie: i sistemi esposti sono più complessi e spesso gestiscono dati sensibili o infrastrutture critiche. In questi casi, la strategia di difesa deve diventare strutturata e multilivello.
Ecco le 20 misure di base che non dovrebbero mancare in nessuna organizzazione:
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Formazione continua del personale per riconoscere attacchi e phishing.
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Uso di password robuste e univoche, gestite centralmente.
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Applicazione del principio del Least Privilege, limitando gli accessi superflui.
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Aggiornamenti costanti di firmware, software e patch.
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MFA obbligatorio per gli accessi remoti.
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Segmentazione di rete e isolamento dei sistemi critici.
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VPN aziendali sicure, senza esposizione diretta di servizi online.
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Disabilitazione di servizi e porte inutilizzate.
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Firewall e sistemi IDS/IPS attivi e aggiornati.
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Monitoraggio centralizzato con soluzioni SIEM.
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Controllo accessi basato su ruoli (RBAC) e revisione periodica.
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Strumenti avanzati come EDR e antivirus di ultima generazione.
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Notifiche e allarmi per accessi sospetti o anomalie di rete.
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Piano di risposta agli incidenti (IRP) formalizzato e testato.
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Restrizioni geografiche o whitelist IP per i sistemi più sensibili.
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DNS sinkhole o firewall DNS per bloccare domini malevoli.
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Vulnerability assessment e penetration test periodici.
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Implementazione di modelli Zero Trust (ZTNA).
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Backup regolari e sicuri di configurazioni e dati critici.
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Policy documentate, con audit e verifiche di conformità periodiche.
Per citare CyberWar, la sicurezza informatica non è più un tema opzionale, né un costo da rimandare. È un investimento necessario, che riguarda tanto i cittadini quanto le aziende. In entrambi i casi, il primo passo consiste nel riconoscere che i dispositivi connessi sono potenziali bersagli e che la prevenzione si gioca sulla capacità di applicare, con metodo, regole pratiche e costanti. In altre parole: le minacce cambiano ogni giorno, ma difendersi è possibile — a patto di trasformare queste to-do-list in abitudini quotidiane.