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La felicità che ci rende infelici: perché la società ci vuole vincenti (e perché non funziona)

C’è qualcosa di strano, quasi comico, nel modo in cui oggi parliamo di felicità. Per decenni abbiamo immaginato che l’evoluzione tecnologica, il benessere, la libertà di scelta avrebbero reso la vita più leggera. Poi ci siamo ritrovati in un mondo dove perfino il sorriso è diventato una performance da esibire. Se non sei felice, sei in difetto. Se non migliori ogni giorno, stai perdendo terreno.

La verità è che viviamo dentro una macchina che misura tutto: passi, battiti, produttività, concentrazione, perfino l’umore. L’algoritmo ti conosce così bene che finisce per dettarti il ritmo. E mentre cerchi di stargli dietro, ti accorgi che la felicità non è più qualcosa da vivere, ma da dimostrare. Bene, in Jackalope.it affermiamo una cosa semplice, che però suona quasi rivoluzionaria: la felicità non è un diritto garantito, né un progetto di vita. È un lampo, un momento, una tregua. E quando la trasformi in un target, essa smette di funzionare.

Il paradosso è evidente: più la società ci dice “devi essere felice”, più aumenta la sensazione di non farcela. Non tanto perché siamo fragili, ma piuttosto perché il modello è irraggiungibile per definizione. I social amplificano questo gioco delle parti: tutti sembrano avere una vita migliore della tua, quindi quella che hai, automaticamente, non è abbastanza.

E così si crea un cortocircuito psicologico che conosciamo bene: ci sentiamo in colpa non solo quando stiamo male, ma anche quando non siamo abbastanza felici. È una forma di pressione simbolica, sottile ma costante. Questo Natale vi invitiamo a guardare altrove: la felicità come mito neoliberale dell’auto-miglioramento infinito è una farsa, vi invitiamo a guardare alla felicità reale: disordinata, intermittente, imperfetta.
Un’esperienza che arriva quando non la stai inseguendo, e che proprio per questo vale.

Forse il punto è proprio smettere di pensarci come start-up di noi stessi. Forse la vera felicità inizia quando togli il piede dall’acceleratore e ti permetti di esistere senza performare.

E se ci fosse un modo più sano di abitare il mondo?
Non ottimizzare ogni respiro, ma scegliere di respirare.
Non confrontarsi continuamente, ma riconoscere che la vita non è un concorso a premi.

La felicità non è una conquista. È uno spazio. Piccolo, fragile, eppure sufficiente, se smettiamo di soffocarlo con tutto il resto.
Buon Natale